Loreto 2007 - Corrado

 

Alla Fontana della Riconciliazione ho avuto la grazia speciale insieme ad alcuni amici ed amiche di far parte dell’equipe che ha dovuto gestire tutta l’organizzazione dei sacerdoti confessori. La considero una grazia speciale, anzi specialissima, perché ho potuto vedere e toccare con mano da vicino quanto e come i sacerdoti abbiano risposto al nostro invito di essere ministri della Riconciliazione per migliaia di giovani.

Pensando a tutti i sacerdoti che abbiamo incontrato mi sovviene alla mente il desiderio di Giovanni Paolo II appena ordinato sacerdote, che in visita ad Ars avrebbe chiesto la grazia di poter diventare un “prigioniero del confessionale” proprio come il santo curato. E’ commovente poter dire con gioia e con intima certezza, che i sacerdoti che abbiamo incontrato, diocesani e religiosi, appena ordinati e anziani, avessero per quella notte lo stesso desiderio, quasi la speranza di poter vegliare tutta notte nell’alzarsi e imporre le mani ai giovani penitenti abbracciati da quelle piccole vele bianche che fungevano da confessionale.

Per noi dell’equipe “gestione confessori” è stato un vivere nello stupore continuo nel vedere stravolti i nostri piani, già abbastanza generosi nel prevedere l’affluenza dei sacerdoti confessori. Inizio da un dato: prima dell’inizio dell’apertura ufficiale della Fontana verso le 14 di sabato i sacerdoti iscritti ufficialmente erano circa 220, domenica mattina in circa 400 confessori erano passati come ministri dalla Fontana della Riconciliazione. Vedere più di un centinaio di sacerdoti mai contattati presentarsi all’accoglienza animati dal desiderio di confessare tutta notte dei giovani, è un’esperienza di grazia che ti fa intuire meglio la grandezza della Chiesa e del cuore dei suoi ministri. Mi risuonano ancora con forza alcune parole di un giovane sacerdote che appena sistemato al proprio confessionale nel pomeriggio di sabato in attesa dei primi penitenti mi ha detto: “è bello anche per noi sacerdoti che non arrivino subito dei ragazzi così possiamo confessarci tra di noi prima di iniziare ad imporre le mani ad altri”. Questa coscienza della grandezza del proprio servizio che ho visto nei sacerdoti accorsi, probabilmente è stato il segreto di tante lacrime di gioia che ho veduto in quella notte.

Il turno notturno ufficiale doveva iniziare attorno alle 23 e ci eravamo raccomandati di essere all’accoglienza qualche minuto prima. La realtà che ci ha donato il Signore è stata ben diversa. Alcuni sacerdoti non si sono mai allontanati dalla Fontana dall’inizio del turno di sabato pomeriggio e verso le 9 di sera i confessionali erano già praticamente tutti esauriti sia da sacerdoti che volevano iniziare prima del proprio turno delle 23 sia da nuovi sacerdoti che appena saputo delle confessioni si sono precipitati per non mancare ad un’esperienza così unica. E’ difficile scordare la frase che praticamente tutti i sacerdoti nuovi arrivati all’accoglienza verso le 8 di sera ci dicevano quando erano informati che alle 23 sarebbero arrivati altri sacerdoti iscritti: “ma io voglio confessare…anche tutta notte, sono qui per questo!” . Quel “sono qui per questo” mi risuona e mi risuonerà a lungo nel cuore.

Personalmente avevo fatto conti umani sull’orario dell’inizio dell’arrivo dei confessori e parlandone con altri membri dell’equipe mi ero sbilanciato nel prevedere che avremmo riempito i confessionali verso le 23 e 30. La grazia ci ha preceduto come sempre e alle 8 e 30 eravamo già felici e stanchi di gestire 100 confessionali! In queste circostanze o ci comporta da santi oppure si rovina tutto con critiche e brontolii. Nessun moto d’impazienza, solo il desiderio di prendere il proprio posto al confessionale.

Un altro aspetto mi ha colpito dei sacerdoti che hanno confessato. La qualità, la delicatezza e la capacità di essere i primi dalla gestualità all’abito nel contribuire e mantenere vivo quel clima di sacralità che regnava all’interno dell’area. Praticamente tutti si erano ricordati della tunica e della stola e praticamente tutti si alzavano in piedi per imporre le mani proprio come gli era stato richiesto.

Tutti i sacerdoti infine, finito il proprio turno ci chiedevano calorosamente di poter continuare: “io desidererei continuare a confessare…mi trovi un posto anche per terra…”. Da un punto di vista organizzativo la questione più delicata da gestire è stata proprio quella dei confessori che non volevano smettere di alzarsi ed imporre le mani. Alcuni siamo riusciti a farli sedere in disparte, altri anche senza il nostro permesso hanno confessato per un po’ anche in piedi proprio di fianco a noi dell’accoglienza,  e mi ha commosso un sacerdote che capito che lo avevo visto confessare in piedi nonostante gli avessi pregato di non farlo per non creare confusione all’interno della Fontana mi è venuto incontro e mi ha detto: “io non avrei voluto farlo ma non faccio in tempo a togliermi la stola che c’è già un giovane che mi chiede di confessarlo!”

Così per tutta la notte, dalle 8 di sera alle 7 del mattino sacerdoti che arrivavano, sacerdoti che non volevano smettere di confessare…la grazia del Signore se incontra cuori disposti fa meraviglie oltre ogni ragionamento umano.

Mi ricordo bene i volti dei sacerdoti che si allontanavano dalla Fontana ai quali chiedevo com’era andata. In diversi con occhi lucidi dicevano: “andrete tutti in Paradiso per questo…” e quando chiedevo qualche consiglio per migliorare il servizio quasi tutti mi ricordavano: “dovete farci confessare anche per terra…questi giovani hanno bisogno di noi…”

E’ bella la stanchezza di cercare di arginare la potenza della grazia com’era bello, veramente bello un volto di un Legionario di Cristo che iniziato a confessare alle 14 di sabato pomeriggio si è alzato alle 7 di mattina della domenica per andare alla concelebrazione. Il suo volto era bello e sulle labbra la solita frase: “ero qui per questo” quasi a ricordarci che un sacerdote “è nato proprio per questo”.

 

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