Loreto 2007 - don Sergio

 

Cosa è successo sabato notte alla Fontana della Riconciliazione nella spianata di Montorso? Francamente non saprei dirlo, ma posso dire a cosa ho assistito e cosa ha significato per me. Quella notte avevo il ruolo di aiutare a coordinare i volontari che accompagnavano i giovani al sacramento della riconciliazione, per cui sono stato concentrato soprattutto su di loro, cercando di sostenerli e di aiutarli a svolgere bene il loro servizio.

Per buona parte della serata e della notte, c’è stato un grandissimo afflusso di giovani: molti desideravano confessarsi, alcuni erano curiosi, altri giravano per l’Agorà. Inizialmente i volontari provavano un certo imbarazzo ad accostarli, ad invitarli, a proporre loro di prepararsi insieme alla confessione. Ma dopo non molto si era sparsa la voce, qualcuno che aveva vissuto così il sacramento della riconciliazione tornava apposta con i suoi amici, con il fidanzato o la fidanzata, e chiedevano di essere preparati alla confessione. Già prima delle 11 di sera l’area della fontana era colma così che per un bel po’ si è dovuto regolarne l’afflusso a intermittenza. Tutti i volontari erano al lavoro: ovunque, dentro e fuori la fontana, vedevi giovani che a due a due, oppure a piccoli gruppi, si preparavano a ricevere il perdono di Dio con gioia e consapevolezza.

C’erano ragazzi che aspettavano un volontario libero per chiedergli di essere aiutati a prepararsi bene alla confessione, aspettavano per entrare nell’area della fontana, aspettavano ancora per potersi confessare, visto che anche dentro c’era fila ad ogni confessionale, e, dopo tutto, cercavano e aspettavano ancora, se era occupato, chi li aveva accompagnati prima della confessione, per poter insieme ringraziare il Signore e per potersi ringraziare reciprocamente!

Mi sono chiesto: perché? Perché cercare proprio quella persona? Magari ad un orario che si può definire più mattino presto che notte tardi? Cosa dicevano i volontari ai loro coetanei? Come li guardavano? Con tanta semplicità e insieme serietà, credendoci profondamente, si facevano “angeli” per portare un annuncio: “Il Signore è con te, vuole bene proprio a te, ti riempie del Suo amore, della Sua grazia!”. Come potevano dirlo? Forse nessuno l’aveva mai detto a quei giovani … forse nessuno l’aveva mai detto così ... Così come?

Con i volontari, dall’inizio dell’anno fino ad un momento prima, molto si era insistito sulla delicatezza del loro servizio; si erano formati, e soprattutto si erano preparati a quell’incontro. Può suonare strano ma per me è così: nella preghiera misteriosamente avevano in un certo senso già incontrato quelle persone che ancora non avevano incontrato fisicamente, avevano preparato il cuore, avevano offerto i propri sacrifici quotidiani, le proprie battaglie, e perché no, anche le proprie sconfitte e la volontà di rialzarsi, per loro. Tanti aveva colto così seriamente il proprio ruolo che ne erano non poco intimoriti e si domandavano l’un l’altro: “E se non saprò accogliere veramente quel giovane a cui magari quel momento può cambiare la vita?”.

Ecco perché, a mio parere, potevano dire: “Il Signore ti ama”! Perché loro si ritrovavano quasi con sorpresa ad amarli, a volere davvero e intensamente il bene di quei giovani. E chi aveva potuto suscitarlo nei loro cuori se neanche li conoscevano?! Intuivano che se loro si trovavano così coinvolti con quelle persone, Dio lo era ben di più! E allora lo dicevano senza paura, e la densità e la verità di quelle parole toccava il cuore!

Alcuni confessori, verso mattina, quando il flusso dei penitenti si era calmato, approfittando di un momento di tranquillità, sorpresi con gioia dalle confessioni che per ore avevano celebrato, hanno avvicinato qualcuno dei volontari e gli hanno chiesto: “Puoi preparami alla confessione?”. Una persona dopo mi chiedeva: “Cosa ha da imparare un sacerdote da me sulla confessione?”. Ho pensato: probabilmente, lui come noi, ha bisogno di vedere il volto della Chiesa che lo accoglie, che gioisce di lui, della sua conversione, della sua vocazione, e in definitiva di percepire così, nell’annuncio che ci dobbiamo gli uni gli altri, l’amore di Dio. Mi pare che tanti volontari abbiano sperimentato con intensità nuova la gioia di essere cristiani, quando hanno percepito di essere insieme essi stessi apostoli, “strumenti di elezione”, mandati con fiducia, e vorrei dire efficacia, da Qualcuno!

 

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