Loreto 2007 - Ilaria

 

Che strano tornare a casa dopo l’esperienza di Loreto, riscoprire la normalità, la quotidianità della tua esistenza , con la consapevolezza di essere riuscita a sfiorare un angolo di Paradiso in terra, o meglio, di averlo creato con le tue stesse mani. Non è facile esprimere ciò che ho provato in quei momenti, ma mi piacerebbe fornire una testimonianza delle meravigliose esperienze di servizio vissute nella Fontana della Riconciliazione da noi preparatori. Il nostro ruolo non era nulla di terribile: dovevamo aiutare i pellegrini disposti a confessarsi a riflettere sulle tematiche del brano dell’Annunciazione. Devo ammettere però che io, priva di esperienza, all’inizio mi sono trovata in difficoltà davanti agli sconosciuti. E’ una brutta sensazione: ti blocchi, hai paura di non essere ascoltata, pensi di non essere all’altezza. Mi sembrava impossibile superare la timidezza e farmi avanti. E invece no: ci sono riuscita, ma non grazie a me stessa, ma grazie agli incontri che ho avuto. Ho imparato che l’importante non è essere capaci di accogliere, ma essere accolti. Sono le persone a venirti incontro, a darti il coraggio e la fiducia di credere davvero in quello che fai. Per questo motivo non mi scorderò la mia prima preparazione: erano due donne adulte. Cominciando, mi sono accorta che tutti i discorsi, elaborati nei giorni precedenti, lasciavano il posto a parole più sentite, spontanee. Dopo la confessione una delle due donne ha aspettato con me l’amica e ha iniziato a farmi delle domande. Quando ha saputo che ero della Parrocchia di San Francesco da Paola è scoppiata a piangere a dirotto. Si ricordava infatti che un gruppo di persone appartenenti a una chiesa con questo nome l’aveva aiutata e sostenuta in un periodo travagliato della sua vita, come avevo fatto io in quel momento. Per lei non era una coincidenza ma una Dio-incidenza. Davanti alla Croce della Fontana ha ringraziato il Signore di aver posto sul suo cammino un angelo di nome Ilaria e proprio in quel momento l’altra donna ha iniziato a versare lacrime di gioia perché diceva che grazie alle mie parole aveva davvero capito cosa voleva Dio da lei. Mi sono commossa tantissimo: ho compreso che ciò che conta è un approccio delicato con la gente, il mostrarsi con naturalezza e semplicità. Sono i piccoli gesti a sfiorare l’anima, a lasciare un segno indelebile nel cuore. Mi hanno salutata baciandomi e abbracciandomi, con lo stesso calore usato da due ragazzi che durante il ringraziamento mi hanno mostrato tutta la loro gratitudine per la mia dolcezza e mi hanno augurato tanta felicità. E’ stato il più bel regalo che mi si potesse fare, perché ho intuito quanto sia profondo il legame che si crea con chi prepari. Desideravo conferme in ciò che stavo facendo e Dio mi ha mandato persone a dirmi: “coraggio, tu puoi essere importante per qualcuno”. Un uomo mi ha detto che io ero fortunata, perché avevo la grazia di essere uno strumento nelle mani del Signore: dopo poco ne ho avuto la prova. Una donna mi ha detto sorridendo: “grazie Ilaria. Dopo tanti anni mi accorgo ancor oggi che Dio mi parla attraverso le persone”, ma lei non era una semplice persona, e questo mi ha stupito, era una suora! Com’era possibile che chi si è consacrato a Dio si affidi a me? E’ stato un gesto bellissimo perché vuol dire che esistono persone le quali credono che i giovani siano in grado di dare tanto e avere dei valori. A un certo punto un gruppo di adulti mi ha chiesto come avevo capito che quella era la mia vocazione, ho risposto che io non avevo ancora trovato la mia strada e che se ero lì era grazie alla mia famiglia e ai miei amici “però hai già fatto molte scelte belle grazie a loro” ha commentato uno, facendomi pensare all’importanza delle persone che il Signore ci mette accanto. Avrei da riportare moltissimi altri esempi che mi hanno fatto comprendere come valga la pena mettersi alla prova ma mi fermo qua. 

Era significativo vedere se stessi e gli altri pieni di vitalità anche alle 5 del mattino, nonostante il freddo e la stanchezza. Ci bastava la soddisfazione di accompagnare una marea di gente in fila ai confessionali e la sensazione di essere voluti bene. Sono esperienze che cambiano, fanno crescere e ti insegnano come per raggiungere la felicità bisogna donare gratuitamente tutta la tua persona.

 

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