
È proprio vero che Dio è sempre capace di stupire. In effetti, anche adesso, dopo aver avuto tutto il tempo per rifletterci, trovo difficile descrivere bene a parole quello che è successo sabato notte. Posso soltanto dire che io quest’Agorà l’ho sentita. Veramente Loreto si è trasformata, per una notte, in un luogo di incontro privilegiato tra i giovani, il Papa, i sacerdoti, il Signore. Non saprei come dirlo altrimenti: nella piana di Montorso si respirava comunione.
Per me questa è stata la prima esperienza legata a Giovani e Riconciliazione. All’inizio non nego di avere avuto nel cuore anche molti dubbi, e molte incertezze. Persino la “carica” cominciava un po’ a essere soffocata dalla stanchezza che già si faceva sentire, e dalle mille paure che si affollavano nella mente. Preparare alla confessione? Ma sarò davvero in grado? Questa notte cambierà davvero qualcosa nel cuore dei giovani che verranno a confessarsi? Questa è una domanda a cui non posso rispondere. So soltanto che qualcosa è cambiato nel mio cuore.
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È pomeriggio. Arrivano i primi pellegrini a curiosare intorno alla fontana. Mi avvicino – con naturalezza inaspettata, vista la mia timidezza – e parlo del nostro servizio, chiedo se sono interessati alla preparazione e alla confessione. È un sì. Si comincia.
Ed è allora che capisco veramente la dimensione dell’incontro. È in quell’istante che mi accorgo che il Signore quella notte ha chiamato tutti noi a essere lì, nessuno escluso, ciascuno personalmente, per un motivo semplicissimo: renderci l’uno per l’altro l’ennesima, bellissima dichiarazione del Suo amore per noi.
Si resta stupiti, meravigliati, disarmati di fronte a un amore così grande che fai fatica a crederci fino in fondo, così grande da sembrarti quasi ingiusto perché non hai fatto nulla per meritartelo, così grande che non puoi contenerlo tutto, non vuoi contenerlo tutto, desideri solo che anche gli altri lo vivano con te. E ti accorgi che quando sei in Dio anche i gesti più semplici, una parola, un’attenzione, un sorriso, diventano più intimi e più autentici.
È impossibile descrivere l’emozione che senti dentro quando vedi centinaia e centinaia di giovani che attendono per ore in fila fuori dalla fontana, come in discoteca, per potersi confessare; quando un ragazzo ti ringrazia per avergli fatto riscoprire nel sacerdote il volto amico di Cristo, o quando vedi un confessore piangere di gioia inginocchiato davanti a una croce. Quando nonostante la stanchezza continui a sostenerti a vicenda con i “colleghi” preparatori e capisci che la notte sarà troppo breve per accontentare la sete d’infinito di tutti i giovani che attendono la Riconciliazione. Quando vedi ovunque, intorno a te, l’azione di una Grazia che ti rende Suo strumento e ritorna sempre a invaderti il cuore, perché ogni volta che prepari una persona alla confessione anche davanti a te si apre un nuovo spiraglio del Mistero.
È impossibile descrivere come nel servizio io mi sia sentita sempre più parte della comunità formata da tutti i giovani che quella sera hanno scelto di rispondere “sì” all’invito di Dio, e di più, di una Chiesa che è davvero universale perché vive nei cuori. In questa Chiesa anche gli estranei non sono più sconosciuti, perché tutti vivono nello Spirito.
Sabato notte tutti noi, qualunque fosse la nostra età o il nostro ruolo, pellegrini, volontari, sacerdoti, per quanto diverse fossero le nostre esperienze e le motivazioni che ci avevano condotti a Loreto, eravamo davvero membra dell’unico Corpo di Cristo.
Se questo è il Paradiso, a me va bene.